lunedì 10 novembre 2014

Le 3 aziende sul podio del Social

Se non sei su Facebook sei out! E se sei un'azienda e non sei su Facebook sei molto out!!!


Wired ci propone tra i suoi Top Fire un articolo davvero interessante sulle aziende più influenti sui social network. Nella sua top 50 ovviamente ci sono un po' tutte le major, ma qui non si tratta tanto di reputazione e basta, qui si tratta di social network: quella cosina che per tanti è ai margini dei piani di marketing e che, alla fin fine ne gestisce l'intero business.


L'articolo propone un'interessante comparazione tra i 50 Best Global Brands stilati annualmente da interbrand e il loro valore su Klout (gusto per avere un po' di attendibilità statistica!). 

Il risultato è davvero notevole e stilando una classifica dei 50 top influent social brand per attività qualitativa, sentiment e brand image, il podio si compone di:


A primeggiare è il colosso e-commerce amazon.com con una strategia social a dir poco amazing, e uno score di 98,86.

Segue Microsoft con un punteggio di 98,85 e MTV con un punteggio di 98,32. Le due aziende infatti hanno dimostrato una forte vena innovativa verso la loro strategia social, appoggiandosi a Twitter e Facebook per i loro account e proponendo un piano editoriale accattivante. 

Se Microsoft ultimamente si è concentrata molto sulla promozione della sua proposta di Office per iPad e iPhone, MTV ha lavorato sulle proposte musicali e la sponsorizzazione dei suoi eventi, tra i quali l'EMA di ieri - che ha fatto davvero tanto rumore!

La voce fuori dal coro è stata quella di Apple, il sempre citato colosso di Cupertino che prendendo le distanze da un'attività social seria, dal primo posto dei 50 Global Brands finisce a quota 28 per influenza social. L'azienda infatti è certamente presente sui social network con i profili di iTunes e App Store ma esclude categoricamente un'attività diretta come Apple. 


Alla classifica qui proposta seguono rispettivamente fino al 9° posto Google, Facebook, Intel, Nintendo, McDonald's e eBay


A quanto pare non è mai superfluo ribadire l'importanza rivestita dai social network sul brand, nella definizione di una brand equity efficace che tenga conto e sia modellabile tanto sul cliente quanto sull'offerta e il canale.

venerdì 7 novembre 2014

Parafrasiamo i Daft Punk

I Daft Punk nel loro ultimo lavoro, Random Access Memories (2013) scrivono questo testo bellissimo e semplicissimo allo stesso tempo: Within
Una profonda lirica all'introspezione e alla ricerca di sé che non vuole fermarsi davanti a nulla ma continuare a ricercare e ricercare, fino a tornare, aimé, al punto di partenza. 
Ascoltandola e riascoltandola ritornavo però sempre lì, a una corsa su uno sfondo blu sogno, alla ricerca di quella porticina lì in basso, quella stessa porticina alla quale il Bianconiglio ha condotto Alice affidandola al suo destino. 

Dà lì in poi lei ha dovuto cercare, perdersi e ritrovare la strada di casa all'interno di un baratro profondo e senza tempo da cui, probabilmente, non è più davvero tornata.

Random Access Memories è un po' un riferimento a questo stato d'animo: una ricerca nella memoria volatile di cose che lasciano il tempo che trovano e che ritornano quando ormai è già troppo tardi. 

Quando le si ricerca, non le si trova, ma non perché siano andate perse, ma perché sono troppo nascoste sotto metri di polvere e robaccia; e noi siamo troppo pigri per cercarle.

Le parole, questi contesti tendono a perdersi davanti cose un po' esplicite date da suoni, colori e da tutte quelle cose a caso che capitano, qui e lì, into the wonderland.




giovedì 6 novembre 2014

Il Campari del 2015 lo voglio con Eva Green

Questa volta si tratta di Campari, quello rosso che non può mancare a nessun aperitivo che si rispetti. Quello che per far parlare di sé a chiamato in causa i migliori artisti e pubblicitari a promuovere la bottiglietta triangolare nel futurismo più sfrenato del secolo scorso. Ma sì, proprio il Campari di Fortunato Depero, del MOMA e del diavoletto che esce dalla buccia di arancia. 

Quello della libertà, dell'indipendenza, del cool e del fashion che ha portato (per l'ennesima volta) l'arte e il genio italiano a fare una passeggiata in giro per il mondo e far conoscere il carattere e l'estro italiano, quello bello, quello del futuro e dello stile. 

Campari è da sempre stata un'azienda che ha fatto della comunicazione un punto di forza sul quale fare leva per far diventare l'acqua rossa zuccherata (tra l'altro anche poco alcolica) un prodotto oltre il prodotto: uno status symbol

E oggi? Oggi Campari si rivolge alla regina indiscussa dello status symbol: Eva Green.

Sarà infatti proprio la regina del graphic novel del 2014, l'erotica e elegantissima attrice francese a rappresentare il rosso dell'aperitivo italiano nel mondo per il 2015.

Eva Green è infatti stata chiamata per una serie di scatti che a ben dire rappresentano il rosso della passione dell'attrice e del legame con Campari. 

Sembra un'incarnazione perfetta che Campari non ha dovuto faticare a ricercare, soprattutto dopo la performance della Green nel nuovo Sin City Una donna per cui uccidere dove il noir e l'erotico di fondono in un thriller ad alta intensità. 

Eva domina la scena, così come sul set dei film che la vedono come protagonista, anche negli scatti per Campari, dove ricostruisce un po' le fasi della stessa storia dell'aperitivo, vedendola negli '50, poi sulla luna, poi su un ring a pretendere del ghiaccio e per finire tra le braccia del cavaliere di fine anno, in un ballo vorticoso in cui abbiamo già vista con Dior.


L'abilità e l'estro artistico della Green misto alla sua innata sensualità e fragranza, sembrano essere l'esatto concentrato di stile per Campari che, alla luce dell'indubbio erotismo dell'attrice non riesce a passare mai in secondo piano, spiccando e diventando il centro nevralgico di ogni scatto.

Assolutamente sublime questo calendario che, come tutte le proposte di Campari non è solo un calendario, ma piuttosto entrerà a far parte della mostra d'arte firmata Campari che, ancora una volta farà ammirare l'Italia dell'arte, dello stile, della creatività e del cool.

sabato 18 ottobre 2014

KLM: l'unica compagnia aerea al mondo con cui speri di perdere il portafogli

KLM Royal Dutch Airlines sceglie di affrontare il problema degli oggetti smarriti in aereo in modo davvero drastico: basta lo aggiungere allo stress da viaggio quello da smarrimento cellulare!

Questa compagnia decide di sovvertire le regole del perdere cose facendo in modo che vengano ritrovate, o meglio, che ritrovino da sole il loro proprietario.

Ok... non è che abbiano intenzione di seguirvi e farvi trovare il vostro oggetto smarrito in stile film, ma hanno provveduto a mettere fisicamente in condizione l'oggetto smarrito, di tornare a casa dal suo padrone.

Come?

Ma con la coda fra le gambe e pentito per essersi smarrito!

Lui infatti è Sherlock, il beagle che KLM ha ingaggiato agli oggetti smarriti per combattere la lotta allo smarrimento da viaggio!

Il fedele assistente di volo collabora attivamente all'attività della compagnia in un modo davvero curioso, degno del più segugio dei segugi. Dategli un'occhiata!




Ciò che però è ulteriormente interessante sono gli oltre 4,8 milioni di visualizzazioni su Youtube e la mole di traffico mediatico che ha prodotto in soli 3 giorni dalla sua pubblicazione in rete.

Se si è trattato solo di una trovata di marketing o di un modo per far parlare di sé, la compagnia olandese ci è riuscita alla grande, veicolando tanti messaggi attraverso questa iniziativa che, quasi, il vero utile del servizio tende a passare in secondo piano!

E se fosse solo un fake? Possibile ma il succo del discorso non cambia: resta comunque geniale!

Cioè, un beagle che ti riporta l'iPhone appena inizia il panico da "Oh no, anche questa oggi proprio no!". Non solo la tua giornata chiaramente da dimenticare diventa improvvisamente indimenticabile ma, costi quel che costi, viaggerai certamente ancora con KLM, anche solo per rivede quel fantastico cagnetto all'opera!

Com'è che la chiamate voi markettari questa cosa? 






venerdì 17 ottobre 2014

#AppleEvent October2014 si aggiudica il premio infografica dell'anno

Dire infografica nell'era dei social probabilmente significa smettere immediatamente di parlare e lasciare spazio alla forza delle immagini che, attraverso strane magie e misteriosi incantesimi, non solo attraggono l'attenzione immediatamente ma lasciano bene impresso il senso di ciò che devono comunicare.

Ieri sera, come di consueto alle 19:00 ora italiana, si è tenuto l'ultimo Apple Event del 2014 durante il quale la mela morsicchiata di Cupertino ha presentato la line up al completo di quest'anno.

Non intendo certo parlare dei prodotti in questo post ma puntare l'attenzione su una sola potentissima cosa sulla quale spero tutti concordino circa la maestosità:




Per tutto il Keynote infatti, questa splendida infografica è stata alle spalle degli speaker che si alternavano sul palco, giocandoci e citandola vicendevolmente. 

Racchiude molto significato ed è certamente un'immagine che parla da sé, richiama l'idea di spinta dei prodotti che Apple ha presentato in questo evento - cioè tutti per il 2014; e rimanda all'evoluzione e al concetto di continuity che a più riprese è stato presentato.

Queste sono solo alcune delle immagini che mi ha richiamato immediatamente questa immagine che, a prescindere da schieramenti dati da amore/odio nei confronti di Cupertino, c'è da ammetterlo: pochi come Apple sanno fare branding così.

giovedì 16 ottobre 2014

Fiat 500 X:ci pensa il viagra a farle pubblicità.

Al Salone Mondiale dell'auto di Parigi, quest'anno, c'era anche lei, la nuova Fiat 500X: la cosiddetta auto che non c'era. 

Molti l'hanno definita come il rivale diretto della Mini Crossover ma con delle linea tanto morbide quanto accattivanti che la renderebbero anche una più che degna citycar. 
Certamente ci sarebbe da dire tanto sulla sua linea, la tecnologia installata di serie e tutte le specifiche tecniche del nuovo restyle del più classico dei classici ma... ecco diciamo che non siamo proprio nel luogo ne tantomeno con la persona giusta a poterlo fare. 


Ciò che ci interessa qui è il: ma come diavolo faranno a venderla?

Bhé, per vendere il più classico dei classici in versione X(xx), hanno richiamato a loro volta il più classico dei classici degli stereotipi: il beneamato viagra.

Con uno spot di più di un minuto, che si srotola tra le stradine dissestate di un paesotto tipicamente italiano, l'italiana (auto) per eccellenza si fa bigger rimanere all'altezza della sua italianità.

Ecco lo spot. 



Magari l'auto non sarà un granché e gli addetti ai lavori la odieranno o la ameranno - solo loro possono dirlo - ma lo spot è notevole e la 500 in versione blue pill

bigger, more powerful and ready for action!

domenica 12 ottobre 2014

Come dimagrire parlando di Gamification: niente Nike+, basta scriverci su una tesi di laurea!

Come faccio a definire l'origine teorica dei processi di gamification marketing
Sono poi effettivamente dei processi o, come mi piacerebbe davvero dimostrare nella mia tesi di laurea magistrale, sono più che altro delle attitudini che entrano in gioco nel momento in cui si azionano le giuste leve? ...Quali?
E davanti a questi interrogativi che mi tolgono sonno e appetito, fino a che punto è giusto associare il co-creative marketing ai fantomatici "processi" di gamification?

Sto tentando di sviluppare la mia idea spinto da un grandioso spirito pro-attivo: la laurea magistrale! Ho tantissima voglia di laurearmi ma ho altrettanto voglia di indagare per bene questo argomento che mi frulla in testa da un po' e che, in un modo o in un altro mi torna sempre fra i piedi.

Sono tanti gli studi e sono tante le applicazioni, ma a questo punto la domanda vera è: fino a che punto la semiotica e fino a che punto i game studies
E non con questi due mezzi con cosa allora?

Quindi, tra libri, appunti, scartoffie e internet torno a lui, Espen Aarseth, The Narrative Theory of Games che mi riporta ad interrogarmi sulla narratività dei processi che voglio analizzare e a verificare se effettivamente, parlando di co-creation e gamification marketing si stia parlando di narratività o di semplice attitudine al gioco data dall'alto livello di interattività che queste "azioni" presentano.